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Secondo
alcune fonti questa chiesa fu fondata durante
l'assedio di Palermo da parte di Ruggero e Roberto
il Guiscardo nel 1071, ma deve essere probabilmente
postdatata all'età di Ruggero II. Alcuni
resti archeologici, un pavimento in cotto e basi
di pilastri, fanno ipotizzare la presenza di un
ribat arabo, forse il " Castel Jehan"
citato nella descrizione dell'assedio. Guglielmo
II vi trasferì nel 1155 un lebbrosario
che diede nome alla chiesa. Nel XIII secolo Federico
II concesse sia la chiesa che l'Ospedale dei Lebbrosi
all'Ordine Teutonico della Magione, che mantenne
il possesso della chiesa fino al XVIII secolo,
mentre l'Ospedale passò al Senato cittadino.
La chiesa fu drasticamente restaurata nel 1925-30
da Francesco Valenti, che eliminò ogni
segno del passato seicentesco ma anche gli intonaci
originari. Un campanile cupolato fu ricostruito
sui resti di una probabile torre presso il portico
d'accesso. La chiesa si distingue all'esterno
per il suo aspetto geometrico d'origine fatimita,
animato solo dai volumi delle tre absidi. Finestre
con duplice ghiera interrompono la continuità
della superficie muraria. L'interno è diviso
in tre navate da pilastri possenti su cui insistono
archi leggermente ogivali. Nella zona del santuario,
elemento centralizzatore per la presenza della
cupola e per i tre gradini che lo separano dal
piano delle navate, lo spazio sacro viene qualificato
dalla presenza di colonnine rannicchiate, di cui
una a sinistra dell'abside ha una scritta decorativa
in caratteri cufici. Finestre, forse in origine
ricoperte da transenne in stucco, e nicchie, si
alternano nel tamburo della cupola. La copertura
a capriate lignee è stata ricostruita.
Nella chiesa si trova una Croce dipinta del XV
secolo.
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