Palermo sul Web: La chiesa S. Agata alla Guilla

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LA CHIESA SANT'AGATA ALLA GUILLA
 
La chiesa di Sant'Agata alla Guilla, sorge nella zona del quartiere Capo denominata, appunto, Guilla per antica tradizione. Due sono le ipotesi su questa denominazione: la prima, che si ricollega alla leggenda secondo la quale Sant'Agata sarebbe vissuta in questo luogo, fa derivare il nome Guilla dalla villa o giardino annessi all'abitazione della santa; la seconda ipotesi, storicamente più attendibile, fa derivare il termine Guilla dalla parola araba Weidi che significa fiume, guado. Infatti, dalle antiche piante della zona, risulta che in quei paraggi scorreva il fiume Papireto, formando qui intorno delle paludi, nelle quali crescevano piante di papiro. Qua la città antica sembra avesse inoltre una sua porta, Porta Sant'Agata, appunto, di cui parla Ugone Falcando, storico vissuto nel periodo della dominazione normanna. Pare comunque che la chiesa esistesse già nel 1100, ma le attuali strutture del prospetto e della facciata furono erette tra la fine del 1440 e gli inizi del 1500; un po' più tardo è il portale fiancheggiato da colonne. L'interno, che era a tre navate, fu nel secolo scorso ridotto unicamente a quella centrale. Già nel settecento, comunque, alla struttura originaria erano stati apportati numerosi rimaneggiamenti, che la alterarono. L'abitudine di apportare modifiche perdurò nel tempo: un esempio ne è la pavimentazione attuale che risale agli anni trenta di questo secolo. Nel 1685 presso la chiesa fu istituito dal sacerdote Don Girolamo Quaranta un conservatorio, cioè un asilo per donne definite "malafemmine" cioè che avevano condotto una vita deviata, ma che intendevano cambiarla in meglio: così fu dato a queste donne il titolo di Maddalene pentite. Molte dame e cavalieri ricchi e caritatevoli dell'epoca contribuirono con delle offerte al loro mantenimento. Queste donne da allora, condussero una vita così lodevole da ottenere in uso la Chiesa di Sant'Agata per ascoltarvi messa e frequentare i sacramenti. Tale conservatorio, nel tempo, fu ampliato con altre costruzioni fatte dalla duchessa Isabella Maria Paceco, vice regina di Sicilia. Tutto il complesso edilizio, costituito dalla Chiesa e dal convento, ha subito nel tempo un processo di deterioramento, dovuto, sia a mancati interventi di manutenzione che a deliberati atti di vandalismo; a questa situazione si sta cercando di mettere riparo con restauri e interventi soprattutto sulle strutture. Sull'altare maggiore, comunque, si venerava un'immagine antica, Santissima Trinità con S'Agata e Santa Teresa, inoltre una statua di marmo di Sant'Agata stava nella terza cappella, e sia nella Chiesa che nella sagrestia, erano esposte anche antiche pitture; tra queste sono da ricordare: in chiesa un quadro dell'Annunziata e in sagrestia un quadro che raffigura il Signore in atto di incoronare la Santissima Vergine, con a lato Sant'Agata e San Lucia. La prima cappella del lato destro era dedicata alla Madonna della Grazie raffigurata in un affresco. Della Madonna affrescata si narra un prodigio: nel 1482 un giocatore dissipò al gioco una grossa somma di denaro; infuriato entrò nella Chiesa quasi considerando la Madonna responsabile della sua perdita, vibrò alcuni colpi di pugnale contro la sacra immagine. Allora si narra, i volti della madonna e del bambino impallidirono e lo scellerato, per quanti sforzi facesse, non riuscì ad allontanarsi dal luogo del misfatto, finché fu catturato e punito con la morte.

 

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