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La
chiesa ebbe origine dal culto per una immagine
della Vergine dipinta su un muro di una strada
assai frequentata presso l'antica porta di Polizzi.
La fama per i miracoli operati dalla Madonna fin
dal 1543 diedero il titolo all’immagine
e furono tante le offerte raccolte in riconoscenza
delle grazie, che fu deciso di erigere una chiesa.
La somma raccolta con l'elemosina venne gestita
da due nobili palermitani, devoti della Vergine,
che chiesero al Senato la concessione di uno spazio
di terreno davanti alla santa immagine. Ottenuto
il consenso venne loro suggerito, dallo stesso
Senato, di fondare una Confraternita per la gestione
della chiesa in questione. Nel 1547, con la fondazione
della Confraternita, si diede il via alla posa
della prima pietra, cui volle partecipare in prima
persona lo stesso viceré di Sicilia, don
Giovanni de Vega. La chiesa presenta un insolito
impianto a croce greca iscritta in un quadrato
e sviluppa il suo interno in altezza grazie alla
spinta delle quattro colonne centrali che su slanciati
piedritti reggono gli archi di sostegno del tiburio
organizzato a scatola quadrata. L'intera struttura
che si configura come una realizzazione tardorinascimentale,
insiste ancora sul modello bizantino a pianta
centrale con tre absidi. Reminiscenze islamiche
si manifestano nella struttura portante delle
quattro colonne che si raccordano ai muri perimetrali
mediante archi, a mo' di gazebo, culminante nello
sfondato dell'alto tiburio. Le connotazioni rinascimentali
si colgono, invece, nell'impianto semplificato
e luminoso, misurato dalle membrature in pietra
nuda sul liscio intonaco delle pareti che ci riportano
all'architettura toscana del Quattrocento. I motivi
decorativi di stampo classicista, dai capitelli,
alle grottesche a rilievo, sono riportabili alla
bottega dei Gagini. La presenza della chiesa nella
attuale piazza Marina, assieme ad altre titolate
al culto mariano, trova una motivazione legata
alle attività commerciali dell'attivo porto
allora ristretto al solo ambito della Cala. Palermo,
città tutto porto, importante scalo del
Mediterraneo, si pone come nodo commerciale e
allo stesso tempo culturale. Il movimento del
porto è garantito dal continuo attracco
di galere forestiere che caricano grano e scaricano
merci varie, complici le "Nazioni" straniere
stanziate proprio a ridosso del porto. In città,
tra il Quattro e il Cinquecento, convivono genovesi,
fiorentini, fiamminghi, catalani e lombardi; ognuno
con la propria loggia mercantile e con la propria
chiesa simbolo della loro identità. Si
formano società commerciali, si presta
denaro, si stringono vincoli matrimoniali, vi
arrivano artisti forestieri e s'intrecciano quei
legami che incrementano lo sviluppo della città
sia nel campo commerciale, che in quello culturale.
La chiesa della Madonna dei Miracoli è
solo un tassello di quella crescita, di quella
vitalità urbana che caratterizzò
la Palermo del Cinquecento.
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