Palermo sul Web: La cattedrale di Palermo

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LA CATTEDRALE
 
Il tempio che oggi vediamo, venne edificato nel XII secolo per iniziativa di Gualtiero Offamilio, arcivescovo del re Guglielmo II. Originariamente di stile siculo - normanno, mostra il succedersi di stili diversi. L'esterno conserva ben poco della basilica normanna: la zona absidale, che presenta una splendida decorazione a tarsie, gli ordini bassi delle quattro torri angolari, la cripta. La grande torre davanti la facciata principale è presumibilmente anteriore alla costruzione della chiesa e aveva funzione di difesa dell'antica Palermo. Sin dal XIV secolo, al corpo principale della chiesa furono aggiunte strutture, avancorpi e sopraelevazioni. Nel corso dei secoli XIV e XV furono sopraelevate le torri scalari e fu completato con cornici e finestre il prospetto principale su via Matteo Bonello; questo fu chiuso nel 1724 da una balaustra con le statue dei Santi, eseguite da Giovan Battista Ragusa. Prima del 1430 furono eseguiti il portale occidentale, sul fronte principale, e nel 1426 il portale meridionale, opere di Antonio Gambara, con splendido portone in legno intagliato eseguito da Francesco Miranda nel 1432. L'ingresso meridionale fu completato a partire dal 1429 con un portico a tre arcate, capolavoro d'architettura di ispirazione catalana. La loggia racchiude uno spazio coperto da volte costolonate che si apre verso la piazza attraverso tre fornici rinserrati tra due grossi pilastri e conclusi dal timpano triangolare; su questo vi è una vivace decorazione pittorica. L'insieme è avvolto da preziose realizzazioni scultoree: una cornice a spirale corre nell'intradosso degli archi che poggiano su colonne dagli elaborati capitelli. Nella colonna di sinistra, forse recuperata dalla precedente moschea, è rimasta un'iscrizione islamica. Durante i lavori di consolidamento del portico meridionale, che presentava un grave stato di degrado, si è scoperto il fantastico "Albero della vita", un intarsio policromo che orna la facciata: dentro circonferenze concentriche sono contenute immagini di vari animali della terra che hanno un significato simbolico. La base del timpano è formata da un'alta fascia in cui sono scolpite le "Teorie dei Santi" intercalate dagli stemmi del Regno di Sicilia, del Senato della città e della Fabbrica del Duomo. Su questa fascia sporgono i gocciolatoi che riproducono fantasiose belve. Nel timpano complicati ramages si rincorrono formando una fitta trama simile ad un intaglio ligneo. I piloni laterali accentrano l'effetto chiaroscuro con un triplice ordine di arcatelle cieche introdotte da colonnine. L'ingresso avviene dal portico meridionale; si noti, sul pilastro vicino all'ingresso, l'acquasantiera, squisita opera cinquecentesca di Domenico Gagini (1572), con conca a conchiglia; nel rilievo è il Battesimo di Gesù, sul capolino l'Annunciazione. A sinistra dell'ingresso è la cappella della Madonna della Lettera; subito oltre sono le Tombe Reali alloggiate in due profonde cappelle comunicanti. A sinistra è il sarcofago di Federico II, in porfido rosso con baldacchino; dietro questo è il sarcofago, con basi in marmo scolpite e baldacchino a mosaici, di Ruggero II; a destra è il sarcofago di Arrigo VI con baldacchino in porfido, dietro il quale si trova la tomba di Costanza I d'Altavilla, madre di Federico II con sarcofago in porfido e baldacchino a mosaici. Nelle pareti laterali sono: a sinistra la tomba di Guglielmo duca di Atene; a destra, in un sarcofago di epoca romana, la tomba di costanza II d'Aragona, prima moglie di Federico II. Si passa alla navata sinistra: nella prima cappella, su una balconata, è il fronte battesimale ottagonale con scene bibliche (opera di Filippo e Gaetano Pennino); sulla parete di fondo è posto il "Battesimo di Gesù" attribuito a Giuseppe Crestadoro. Segue la cappella di S. Maria degli Angeli; sopra l'altare ci sono tre rilievi di Antonello Gagini. La terza cappella è dedicata a S. Antonio da Padova con tela settecentesca di S.Antonio e S.Atanasio; nella parete "S. Benedetto che abbatte gli idoli", opera di Mariano Rossi (1786) . In corrispondenza dell'ingresso settentrionale è, sul pilastro, un'altra acquasantiera, opera di Giuseppe Spatafora e Antonio Ferrara (1553); nel rilievo "Mosè che fa sgorgare l'acqua" e nella cupoletta la "Vergine". La successiva cappella è intitolata a S. Cristina con dipinto di Giuseppe Velasquez. Segue la cappella dell'Immacolata con simulacro in argento proveniente dalla chiesa dei Mercenari scalzi. Vi è quindi la cappella di S.Pietro e S.Agata; l'altare in pietre semipreziose proviene dalla chiesa delle Stimmate; sopra l'altare è la tela col "Martirio di S.Agata" opera di Pietro Mattorana. L'ultima cappella prima del transetto è dedicata alla Madonna Libera Infermi; la Madonna sull'altare è opera di Francesco Laurana (1469). L'altare sinistro del transetto conserva un Crocifisso trecentesco, dono di Manfredi Chiaramonte, ai piedi del quale sono le statue della Madonna e della Maddalena, di Giacomo Serpotta, e quella di S.Giovanni, di Gaspare Guercio; sull'altare rilievi della Passione di Cristo, di Fazio e Vincenzo Gagini. L'altare è coronato da stucchi settecenteschi, opera di Filippo Quattrocchi. Sul fianco sinistro dell'altare maggiore è l'elegante cappella neoclassica del SS. Sacramento con volta a finti cassettoni; il tabernacolo in preziosi lapislazzuli fu realizzato nel 1663 secondo il disegno di Cosimo Fonsaga: a destra è il mausoleo dell'Arcivescovo Sanseverino, iniziatore dei lavori di rifacimento della chiesa, opera di Filippo e Gaetano Pennino (1793). Si passa al profondo presbiterio; la mensa è stata spostata recentemente su una pedana sotto la cupola; alle spalle si estende il coro con stalli lignei del 1466, finemente intagliati in stile gotico-catalano, rilievi nei due sedili principali. Il pavimento del santuario conserva ampi brani delle originali decorazioni a mosaico. A sinistra è il trono del legato apostolico del XII secolo. Nella volta è un affresco di Mariano Rossi con l'Assunzione della Vergine (1802). L'altare maggiore, in pietre semipreziose e legni pregiati, è opera di F. Pinistri (1794); sull'altare è il gruppo scultoreo della "Resurrezione" proveniente dallo smembrato retablo gaginesco. A. sinistra è il candelabro pasquale del XII secolo. La cappella a destra del presbiterio è dedicata a S.Rosalia, patrona della città, e chiusa da una cancellata in ottone sulla quale pendono sette lampade in argento. Sull'altare, ricoperto da lastre d'argento incise, è esposta l'urna, anch'essa in argento finemente cesellato, con le spoglie della Santa, che viene portata in processione durante il "Festino" il 15 luglio di ogni anno. Nelle pareti laterali sono due bassorilievi di Valerio Villareale (1818). Da un corridoio laterale si accede alla Sacrestia dei Canonici, così detta per i ritratti dei Canonici del capitolo della Cattedrale che qui sono esposti. La sala è coperta da volte a crociera costolonate ed è introdotta da due portali in marmo, opera di Vincenzo Gagini (1568) con porte in legno intagliato di Vincenzo Vernaci; un altro portale quattrocentesco sulla parete settentrionale dà accesso direttamente alla tribuna della chiesa. La sala successiva è la sacrestia nuova. Nella sala opposta all'ingresso è esposto il Tesoro, che comprende, oltre a paramenti sacri, estensori, calici e breviari miniati, la preziosa tiara di Costanza d'Altavilla, squisito gioiello con gemme e perle. Si prosegue con il fianco destro della chiesa. L'altare destro del transetto, dedicato alla Vergine Assunta, è in marmo con rilievi; sopra la mensa è il pannello di Antonello Gagini con il “Transito della Vergine” (1535). La tela con l'Assunta è di Giuseppe Velasquez (1801). Nella navata destra è la barocca cappella di S.Francesco, ornata nel 1713 di stucchi e pitture; comprendeva anche pitture di Antonio Grano e Guglielmo Borremans, oggi perdute. Sull'altare, in marmi mischi, è la statua di S. Francesco di G.B.Ragusa; lateralmente sono le statue della Penitenza, dello stesso autore, e della Carità, di Gioacchino Vitagliano. Si passa alla profonda cappella delle Reliquie; il paliotto dell'altare, con l’urna delle reliquie di S. Mamiliano, vescovo palermitano del V secolo, proveniente dalla tomba di S. Cosmo (XII secolo); sulle basi laterali sono le urne, eseguite nei secoli XVI e XVII, con le reliquie delle sante Cristina, Ninfa e Agata. Segue la cappella del Beato Geremia; sull'altare è la tela di Antonio Manno "Il Beato Geremia profetizza la fine della carestia" del 1785; ai lati "Trionfo sul vizio con S. Francesco e S. Domenico" di Fedele da S. Biagio (1756) e i sette angeli di autore ignoto settecentesco. Si passa alla cappella di S. Ignazio e S. Francesco Saverio con tela di Pietro Novelli. Accanto è l'ingresso. Tra la navata destra e la centrale c’è una meridiana solare, progettata nei primi anni dell'800 da Giuseppe Piazzi, in cui un foro gnomonica, praticato nella penultima cupoletta, illumina a mezzogiorno il segno zodiacale del mese, posto sull'asta di rame del pavimento. Sotto le absidi si estende la cripta a cui si accede da un corridoio alla sinistra dell'altare del transetto. Divisa in due navate da possenti colonne e volte a crociera, ha sette absidi sul fianco orientale: vi si conservano ventitre sarcofagi di varia epoca (romana, paleocristiana, rinascimentale) in cui sono sepolti per lo più arcivescovi palermitani dal XII al XVI secolo. Tra questi, quello di Gualtiero Offamilio, fondatore della chiesa e di Simone Bologna, edificatore dell'Arcivescovado Nuovo. Lasciata la chiesa si percorre un breve tratto di via Matteo Bonello per giungere in via dell'Incoronazione dove sono importanti edifici che spaziano dal IX al XVII secolo. Sull'angolo occidentale si incontra la Loggia dell'Incoronazione, elegante costruzione tardo cinquecentesca che utilizza colonne e capitelli di un preesistente edificio del IX secolo, i cui resti sono inglobati nella adiacente cappella di S. Maria l'Incoronata.

 


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