Palermo sul Web: Monumenti - La fontana dei 2 dragoni

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LA FONTANA DEI 2 DRAGONI
 
Il cinquecentesco stradone di Mezzomonreale, attuale Corso Calatafimi (in memoria della battaglia garibaldina), ribadisce nella forma e nella direzione l'essenza e la morfologia urbana di Palermo. La logica è quella che fin dai tempi più antichi ha guidato la definizione formale e funzionale della città: una strada di penetrazione verso l'entroterra. Così nel 1580, per volere del viceré Marcantonio Colonna, venne impresso nella campagna occidentale questo "segno" che dalla città murata, aperta da Porta Nuova, arriva sino alle falde di Monreale. Più tardi, nel 1754 verrà completato il percorso che dalla Rocca condurrà fino alla cittadina, in un ameno tragitto punteggiato da scenografiche fontane. Il "segno" si addentra nel suburbano che nell'età antica fu prescelto come sito di necropoli, dagli Arabi fu trasformato in un lussureggiante giardino e dai Normanni in un luogo "di delizie", disseminato di fattorie e casali, e fino ed oltre il XVII secolo ha rappresentato anche la riserva alimentare della città. L'apertura della strada "bellissima e di gran comodo a quelli che vanno e vengono di Monreale" non farà altro che incentivare quella "smania per la villeggiatura" che durante il XVIII secolo vedrà la trasformazione di antichi caseggiati rurali in più confortevoli residenze e la costruzione di nuovi impianti villerecci, creati per la nobiltà e la borghesia emergente. Come già si è detto, l'impianto nacque dalla precisa volontà di incentivare la "naturale" crescita urbana da mare verso monte e le monumentali architetture che perimetrano la strada, conventi, edifici pubblici e caserme, ne sono la testimonianza. Nel 1630 lo stradone, già alberato, venne arredato con una serie di fontane marmoree, ideate dall'architetto del Senato Mariano Smiriglio ed eseguite da Nunzio La Mattina. Partendo dal piano di S. Teresa (l'odierna piazza Indipendenza), la teoria delle fontane si svolgeva con questa sequenza: la prima, posta proprio all'inizio dello stradone, ornava il piano di S. Teresa; la seconda, l’unica rimasta, detta "dei due dragoni", racchiusa in un emiciclo, fronteggia l'ingresso dell'Albergo dei Poveri; la terza era di fronte la Cuba Sottana; la quarta costituiva fondale prospettico della strada di Alburquerque (cioè l'attuale via Pindemonte); ed infine la quinta, detta "fontana della scaffa", era dislocata all'altezza della Cuba Soprana (sulle cui rovine fu edificata la settecentesca villa Napoli). La Fontana dei due Dragoni è posta al centro di una esedra, chiusa da una provvidenziale cancellata in ferro battuto, aggiunta in epoca posteriore. Al di là di questa, circondata da un sedile semicircolare in pietra, l'imponente vasca di forma ovale, adornata ai due lati da due massicci dragoni dalle ali spiegate che sembrano volersi affrontare.

 

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