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Sopra
i resti di primitive costruzioni fenicie, greche,
romane, di cui non resta quasi nulla, gli emiri
musulmani edificarono nel IX secolo un castello
che nel 1072 divenne il Palazzo dei re Normanni
e poi degli Svevi. Durante la dominazione degli
Angioini, che odiavano i sovrani svevi e normanni
tanto da distruggere quasi tutti i documenti di
quell'epoca, il palazzo fu abbandonato e la sede
del potere politico fu trasferita a Palazzo Steri.
Nel restauro, iniziato intorno al 1560 per dare
al palazzo l'aspetto di una reggia, furono costruiti
nuovi corpi. Nel 1560 venne costruito il grande
salone occidentale del Parlamento (Salone d'Ercole);
tra il 1581 ed il 1584 venne sistemato il cortile
della Fontana e nel 1600 il cortile Maqueda. Tra
il 1798 ed il 1806 vi abitò Ferdinando
di Borbone, in fuga da Napoli, che apportò
alcuni abbellimenti interni. In epoca normanna
il Palazzo era la sede di un laboratorio, il Tiraz,
dove erano realizzati splendidi tessuti di seta
adorni di fili d'oro, pietre preziose e minuscole
perline. Nel Palazzo venivano anche prodotti manufatti
di oreficeria, spade, reliquari, realizzati con
la tecnica della filigrana. Sotto Federico II
la reggia fu sede della scuola poetica siciliana,
come testimonia un bassorilievo posto sulla facciata
principale del Palazzo e rappresentante Federico
in trono circondato da alcuni letterati. Dal 1946
il Palazzo è sede dell'Assemblea della
Regione Siciliana e proprio per questo molte sale
non sono accessibili. Il complesso, a pianta poligonale
irregolare, caratterizzato da potenti toni con
funzioni residenziali collegate da bassi corpi
di fabbrica, fu tramutato da Ruggero II in un
sontuoso palazzo, imperniato sulla mole aggettante
della Cappella Palatina. Si sono salvati dalle
demolizioni e dalle successive ricostruzioni barocche
e seicentesche la Torre Pisana, la Torre Gioaria,
le prigioni e la base della Torre Greca. Il fronte
orientale del Palazzo, rivolto verso la città,
presenta sul lato sinistro il lungo prospetto
del corpo di fabbrica seicentesco in cui sono
inseriti i due portali barocchi; il centrale è
affiancato da colonne ed ha timpano semicircolare
spezzato in cui campeggia l'aquila viceregia con
stemmi; il laterale ha una cornice contornata
da lavori d'intaglio e definita al centro da un
medaglione con stemmi e corona. Nel secondo ordine
corre la lunga teoria delle aperture dei saloni.
Sulla destra ci sono le due torri normanne: la
Gioaria e la Pisana, sulla quale nel 1791 fu costruito
l’Osservatorio Astronomico. La restante
parte dell'edificio è adibita a caserma
ed ha un aspetto ottocentesco. Ad esso è
contigua la Porta Nuova. Il prospetto verso piazza
Indipendenza, presenta caratteri misti e si svolge
su un giardino ricavato sopra il grande baluardo
cinquecentesco. Vi si notano tratti di strutture
normanne e, sull'angolo meridionale il corpo delle
cosiddette "Carceri", ricoperto dagli
intonaci in stile neogotico del XIX secolo. Unica
sala che conservi, se pure assai restaurata, la
decorazione originale è la "stanza
di Ruggero", di pianta rettangolare, nell'adiacente
Torre Gioaria. La decorazione, che dovrebbe risalire
al 1170 circa, presenta due registri sovrapposti,
sui quali campeggiano coppie di fiere affrontate
(leoni e leopardi) affiancate da pavoni e cigni
(registro inferiore) e da scene di caccia (registro
superiore). Il complesso è inquadrato da
una raffinatissima vegetazione stilizzata, che
riproduce palme da dattero e alberi da tratto.
Tali motivi sono in origine tratti dal repertorio
decorativo della Persia sasanide (III - VII secolo
d.C.), ma hanno avuto grande diffusione a Bisanzio
durante l'iconoclastia e ancora di più
presso gli Arabi (soprattutto in Siria e in Giordania),
che probabilmente li importano in Sicilia, dove
costituiscono un importante fonte di ispirazione
per le maestranze attive sotto i Normanni. |